Golden Retriever - Cani e cuccioli per passione!

 

Le cure del Golden Retriever e le patologie

 

Collegamenti veloci:

La cura degli occhi

La pulizia delle orecchie

La pulizia dei denti

La cura del pelo

Patologie ereditarie

Displasia dell'anca

Displasia del gomito

 

 

LA CURA DEGLI OCCHI

La pulizia

Le lacrime, che sono ricche di sostanze proteiche e lipidíche, formano normalmente del muco denso agli angoli degli occhi (soprattutto dopo esposizione alla polvere). Per tenere gli occhi puliti ed evitare che questo materiale seccandosi si attacchi al pelo è sufficiente rimuoverlo con una garza umida. Potete utilizzare per questa operazione le apposite soluzioni oftalmiche, ma evitate l'acqua borica che può avere effetti tossici.

La lacrimazione eccessiva

Nei cani si osserva spesso un'eccessíva lacrimazione, che ríga la faccia del cane e con il tempo macchia di marrone il pelo a causa deocchii pigmenti colorati presenti nelle lacrime. È un problema piuttosto comune, ma di difficile risoluzione. Le cause possono essere un'infiammazione dell'occhio o un'anomalia delle strutture che drenano le lacrime. In caso di infiammazione (a causa di virus, batteri, corpi estranei, polveri, ciglia anomale ecc.) l'occhio si difende producendo una maggiore quantità dì lacrime; se il cane oltre a lacrimazione manifesta anche fastidio o dolore, grattando gli occhi con la zampa o strizzando le palpebre, deve essere subito fatto visitare. Nell'occhio è presente un sistema di canalicoli permettono di drenare le lacrime all'interno del naso; a livello di questi canali lacrimali possono verificarsi dei problemi che impediscono alle lacrime di defluire. In alcune razze, a causa della conformazione delle palpebre, le lacrime possono fuoriuscire all'esterno prima di raggiungere il sistema dei canali lacrimali; a volte i canali lacrimalí sono ostruiti a causa di infezioni precedenti. Si tratta in ogni caso di problemi a cui è difficile porre rimedio. Per ridurre il problema estetico dovuto alla colorazione del pelo e l'irritazione causata dalla macerazione della cute si deve provvedere a pulire regolarmente la parte utilizzando una garza pulita imbevuta di una soluzione per la pulizia degli occhi. In caso di infiammazione non si devono applicare ne-gli occhi che prodotti prescritti specificamente dal veterinario, l'uso errato di un prodotto oftalmico può causare seri problemi al cane. Prima di medicare l'occhio con un collirio o una pomata oftalmica lo si deve pulire delicatamente per asportare muco, pus e residui di medicamento.

 

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LA PULIZIA DELLE ORECCHIE

Se eseguíta di routine, la pulizia delle orecchie permette di prevenire l'accumulo di cerume nel condotto uditivo,inkeyeliin modo da tenere le orecchie pulite e contrastare l'insorgenza di otiti. In assenza di problemi specifici (infezioni, parassiti) è sufficiente utilizzare una volta alla settimana un buon prodotto ceruminolitico (in commercio ne esistonomolte marche). Il prodotto va applicato nel condotto uditivo, che va quindi massagiato delicatamente dall'esterno, in modo da distribuire bene il liquido. Non si devono mai introdurre bastoncini cotonati all'interno delle orecchie: non si otterrebbe altro che di spingere il cerume in profondità nell'orecchio. Una volta applicato il prodotto, si può eventualmente ripulire la parte più esterna del condotto e il padiglione auricolare utilizzando un fazzoletto o un pò di cotone avvolto intorno al dito. Se le orecchie sono particolarmente sporche la pulizia può essere ripetuta con maggiore frequenza. Se abituato fin dai primi mesi di vita il cane si assoggetterà a quest'operazione di buon grado. Se però notate che che scuote la testa con insistenza o la tiene piegata di lato, le orecchie emettono un odore sgradevole o manifesta dolore quando le si toccano, occorre farlo visitare senza indugio: potrebbe avere un corpo estraneo (per esempio una spiga), un problema allergico o addirittura un'infezione.

 

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LA CURA DEI DENTI

Lo sviluppo

I denti nei cuccioli iniziano a spuntare a due settimane di età e a otto settimane la dentizione è completa. La dentizione del cucciolo è composta da sei incisivi, due canini e sei premolari sia sulla mandibola (denti inferiori) sia sulla mascella (denti superiori). Questi denti, dalla radice molto corta, sono destinati a cade- re e a essere sostituiti dai denti permanenti. I denti permanenti iniziano a erompere a quattro mesi, e dopo i sei mesi la dentizione permanente è completa. I denti permanenti sono costituiti da sei incisivi, due canini, otto premolari e quattro molari nella mascella, e da sei incisivi, due canini, otto premolari e sei molari nella mandibola. Quando un dente permanente cade o viene perduto per un trauma non ricresce più. Talvolta i denti decidui non cadono (soprattutto per quanto riguarda incisivi e canini) e rìmangono accanto a quelli permanenti: si parla allora di ritenzione dei denti decidui. Questa condizione può causare difetti di occlusione e facilitare la formazione di tartaro e richiede l'estrazione dei denti ritenuti in anestesia.

Il tartaro

Anche i cani, come le persone, tendono a formare la placca, un velo di batteri che ricopre il dente e che si nutre dei residui di cibo. Con il tempo la placca si ricopre di sali minerali prodotti con la saliva e si indurisce, formando il tartaro. Il tartaro aumenta progressivamente, avvolgendo il dente e irritando la gengiva, che si retrae sempre più fino a lasciare scoperte le radici dei denti, che alla fine cadono, mentre i batteri che proliferano nella bocca causano alla bocca un odore fetido.

La pulizia

Il tartaro e la gengivite che ne conseguono non sono solo un problema estetico, perché i batteri che proliferano nella gengiva infiammata possono passare nel circolo sanguigno e dentilocalizzarsi negli organi interni, tra cui spesso le valvole cardiache, provocando malattie cardiache anche gravi. Mentre la placca può essere facilmente rimossa spazzolando i denti, una volta che si è formato il tartaro può essere asportato solo con l'utilizzo di un apparecchio a ultrasuoni, in anestesia generale. Per questo è importante abituare il cane fin da piccolo alla routine della pulizia dei denti, e comunque quando i denti sono ancora in condizioni perfette, in modo da attuare una valida prevenzione alle patologie di denti e gengive. Il metodo più efficace per pulire i denti consiste nell'utilizzare uno spazzolino (uno per bambini, a setole morbide, è adatto allo scopo, ma si trovano in vendita anche spazzolini per cani, con il manico lungo e la testina piccola). Per una buona pulizia è sufficiente passare lo spazzolino sui denti con un movimento orizzontale (non cercate di pulire la superficie interna dei denti, dove è sufficiente l'azione della lingua e della saliva). Per rendere l'operazione più efficace si può utilizzare anche un apposito dentifricio per cani, a base di enzimi che sciolgono la placca e che non devono essere risciacquati. I nostri dentifrici, invece, non devono mai essere utilizzati nei cani, perché una volta ingoiati darebbero problemi di nausea. Se il cane non accetta in nessun modo lo spazzolino si può provare a utilizzare una garza avvolta intorno al dito, da passare sui denti. Un'altra alternativa consiste nell'utilizzare un prodotto spray, da spruzzare su denti e gengive. È di grande aiuto nella prevenzione del tartaro anche l'alimentazione basata sulle crocchette, che riduce il ristagno di residui alimentari sui denti. Idealmente la pulizia dei denti andrebbe eseguita tutti i giorni, tuttavia anche se viene effettuata due volte alla settimana si ottengono già dei buoni risultati.

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LA CURA DEL PELO

 

Le pulci

Le pulci sono insetti senza ali che si nutrono del sangue che succhiano a cani e gatti. L'infestazione da pulci è un problema comunissimo nei cani. Per combattere efficacemente questi fastidiosi parassiti è indispensabile comprendere come si svolge il loro ciclo vitale. Il ciclo biologico La pulce adulta vive quasi esclusivamente sull'animale che parassita, nutrendosi del suo sangue. Quando una pulce sale su un cane inizia a deporre le uova entro 24- 48 ore. La femmina può continuare a deporre uova per oltre 100 giorni, producendo una trentina di uova al giorno. Le uova sono deposte sul cane, ma entro poche ore cadono a terra. Dalle uova si schiudono delle piccolissime larve simili a vermi, che si nutrono di detriti organici e soprattutto delle feci delle pulci adulte. Le larve si avvolgono poi in un bozzolo protettivo, trasformandosi in pupa. Dal bozzolo emergerà in seguito una giovane pulce affamata di sangue, che alla prima occasione salterà sul cane ri- cominciando il ciclo. In condizioni favorevoli di calore e umidità (stagione calda) questa sequenza di eventi può svolgersi in sole 2-4 settimane. La pulce adulta vive quasi esclusivamente sull'animale che parassita, nutrendosi del suo sangue. Quando una pulce sale su un cane inizia a deporre le uova entro 24- 48 ore. pulceLa femmina può continuare a deporre uova per oltre 100 giorni, producendo una trentina di uova al giorno. Le uova sono deposte sul cane, ma entro poche ore cadono a terra. Dalle uova si schiudono delle piccolissime larve simili a vermi, che si nutrono di detriti organici e soprattutto delle feci delle pulci adulte. Le larve si avvolgono poi in un bozzolo protettivo, trasformandosi in pupa. Dal bozzolo emergerà in seguito una giovane pulce affamata di sangue, che alla prima occasione salterà sul cane ricominciando il ciclo. In condizioni favorevoli di calore e umidità (stagione calda) questa sequenza di eventi può svolgersi in sole 2-4 settimane. Le pulci sono insetti molto piccoli e che si muovono velocemente tra il pelo: può essere difficile riuscire a identificarle. Tuttavia lasciano una traccia inconfondibile: le loro feci, piccoli granelli scuri simili a sabbia, che si osservano soprattutto sul dorso del cane. Se poniamo questo materiale su carta da cucina inumidita, osserveremo che lascia un alone rossastro, perché è costituito da sangue digerito. Questo segno ci permette di dire che il cane è infestato, anche senza essere in grado di vedere una sola pulce. Ricordate che un cane può essere pieno di pulci, ma non avere affatto prurito: il prurito si manifesta quando il cane diventa allergico alle pulci. Da quanto detto sul ciclo vitale della pulce, è evidente che non è sufficiente eliminare periodicamente i parassiti adulti presenti sul cane, che rappresentano solo la punta dell'iceberg dell'infestazione: la maggior parte dei parassiti, sotto forma di larve e pupe, si trovano nell'ambiente dove vive il cane. Perché il trattamento sia efficace si deve quindi trattare anche l'ambiente, oppure impiegare prodotti che interrompono il ciclo biologico del parassita. Un'altra regola d'oro è questa: si devono trattare contemporaneamente tutti gli animali presenti (cani, gatti, conigli, furetti), anche se non sembrano parassitati, altrimenti è inevitabile che il cane trattato si infesti ripetutamente. Fate attenzione però a usare per ogni specie animale un prodotto adatto. Si deve scegliere un prodotto che sia efficace contro le pulci, ma che nello stesso tempo presenti la minore tossicità possibile per il cane e per le persone che ne vengono in contatto. Il prodotto deve avere un'azione residua sull'animale (sono pertanto poco utili gli shampoo antiparassitari, che devono essere risciacquati con cura). Più prolungata è l'azione residua, cioè la permanenza sul cane, minore sarà la necessità di ripetere il trattamento e sarà più fa- cile ottenere il controllo del- l'infestazione. Se un prodot- to non si dimostra efficace dovremo verificare prima di tutto di aver eseguito correttamente le istruzioni nell'applicarlo e la presenza di eventuali animali non trattati che possono rappresentare una riserva di pulci. Talvolta la mancata efficacia del prodotto è dovuta al fatto che la pulce ha sviluppato una forma di resistenza al principio attivo. Negli ultimi tempi sono stati messi in commercio alcuni prodotti di nuova concezione, che hanno reso ampiamente superati i vecchi metodi basati su shampoo, spugnature, polveri e collari. In particolare possiamo ormai evitare di impiegare prodotti a base di organofosfati, potenzialmente tossici e causa frequente di avvelenamento. Polveri e spray a base di piretro (o analoghi sintetici, come la permetrina) o rotenone, pur essendo meno tossici, hanno lo svantaggio di avere in genere un'azione residua abbastanza breve e di richiedere quindi applicazioni ripetute, il che può portare a un controllo insufficiente sulla replicazione delle pulci. Per quanto riguarda i prodotti naturali, come aglio e lievito di birra, e i collari a ultrasuoni è dimostrato che sono totalmente inefficaci contro le pulci. Il veterinario sarà in grado di consigliare il prodotto più adatto caso per caso, in base all'ambiente in cui vive il cane, alle sue condizioni di salute, all'eventuale presenza di altri animali ecc.

 

Le zecche

Le zecche sono artropodi parassiti che possono attaccare tutte le specie di animali; come le pulci, si nutrono del sangue che succhiano al loro ospite. Le uova vengono deposte a terra, o in luoghi protetti, e i parassiti dopo la nascita si arrampicano sull'erba in attesa del passaggio di un ospite. zeccaIl cane ha quindi più probabilità di contrarre le zecche dopo una passeggiata sull'erba o tra i cespugli; particolarmente infestate sono le zone in cui sono transitate greggi di pecore. Le zecche si localizzano di preferenza tra le dita e sulle orecchie: è in queste zone che le si deve cercare se si sospetta che il cane si sia infestato. Se si osserva la presenza di un numero limitato di parassiti, questi possono essere rimossi uno per uno con una pinzetta, afferrando la zecca nel punto in cui si è fissata alla pelle e staccandola. Se le zecche sono molto numerose, conviene applicare su tutto l'animale uno spray antiparassitario e attendere che i parassiti muoiano. In seguito possono essere rimossi con una spazzolatura. Per prevenire l'infestazione, prima di una passeggiata nei campi per esempio, è opportuno applicare sul cane dei prodotti antiparassitari ad azione repellente specifica contro le zecche, che il veterinario potrà consigliarvi. Le zecche sono potenziali vettori di gravi malattie del cane: la malattia di Lyme e l'ehrlichiosi, provocate da batteri, e alcune malattie parassitarie del sangue: babesiosi, hepatozoonosi e hemobartonellosi.

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LE PATOLOGIE EREDITARIE

Displasia dell'anca.


La displasia dell'anca rappresenta la principale patologia dell'articolazione coxo-femorale nel cane ed è la causa più frequente di osteoartrite a carico di tale articolazione. Si riscontra con incidenza variabile in differenti razze, prevalentemente in soggetti di taglia grande e gigante.

Nonostante anni di ricerca, studio ed informazione verso veterinari, allevatori e proprietari, sono ancora inadeguati i progressi compiuti nelladisplasia prevenzione di questa malattia potenzialmente invalidante. Grazie agli sforzi di ricercatori, veterinari e allevatori coscienziosi, è auspicabile una sensibile riduzione dell'incidenza di tale patologia. Questo obiettivo potrà essere raggiunto solo con un impegno collettivo di queste differenti figure professionali. Attualmente nuovi farmaci e tecniche chirurgiche innovative permettono al cane displasico di condurre una vita relativamente normale e, in molti casi, priva di dolore, ma l'obiettivo finale deve essere rappresentato da uno screening sempre più accurato della popolazione canina in modo da escludere dalla riproduzione i soggetti affetti dalla patologia e prevenire così la trasmissione della malattia alle generazioni future.

La displasia dell'anca del cane è una malattia ad eziologia multifattoriale, nella quale fattori genetici predisponesti associati a fattori ambientali determinano l'insorgenza di un processo di rimodellamento e di successiva degenerazione articolare. I geni agiscono prevalentemente sulla cartilagine, sul tessuto connettivale e sulla muscolatura della regione dell'anca. I soggetti affetti presentano uno squilibrio tra lo sviluppo delle masse muscolari, insufficiente, e lo sviluppo scheletrico.

L'incompetenza della muscolatura nel mantenere congruente l'articolazione favorisce una condizione di lassità articolare, caratterizzata da un progressivo allontanamento della testa del femore rispetto alla cavità acetabolare e a una progressiva riduzione dell'area di contatto tra le due superfici articolari.

La somministrazione di diete ipercaloriche, iperproteiche, eccessi di integrazione con vitamine e sali minerali, possono influenzare negativamente lo sviluppo scheletrico. Numerosi studi indicano una maggiore incidenza di displasia dell'anca nei cani di taglia grande e gigante a rapido accrescimento. In questi lavori veniva dimostrato come cani che presentano un incremento ponderale più rapido rispetto allo standard di razza, manifestano una maggiore incidenza di displasia dell'anca con una sintomatologia clinica più evidente. Spesso i proprietari dei cani di taglia grande o gigante somministrano una quantità di cibo superiore al fabbisogno giornaliero, con l'obiettivo di ottenere una crescita più rapida e soggetti di mole imponente. Le diete industriali, sviluppate per cuccioli in accrescimento, sono caratterizzate da un elevato contenuto calorico; pertanto una somministrazione in eccesso della razione giornaliera può innescare meccanismi di squilibrio metabolico che si ripercuotono negativamente sull'apparato scheletrico.

I soggetti displasici vengono suddivisi in due categorie:

  • soggetti giovani, di età compresa tra 4 e 12 mesi
  • soggetti adulti/anziani, di età superiore ai 12 mesi



Nei soggetti giovani i segni clinici sono estremamente variabili: un aspetto comune è la riluttanza del cane a muoversi associata a rigidità ed iperestensione dell'arto in stazione, atteggiamento posturale adottato per proteggere l'articolazione dolente. Quando il cane è in stazione, si osserva uno spostamento del peso sul bipede anteriore spesso associato ad una variazione della base di appoggio del bipede posteriore, caratterizzata da un'alternanza tra base d'appoggio con arti avvicinati e poi allontanati. Durante la deambulazione si osservano sensibili variazioni perché il cane cerca di sostituire alla normale locomozione nuovi movimenti che richiedono una minore escursione articolare dell'anca. In particolare, diminuendo l'escursione dell'articolazione coxo-femorale ed aumentando quella a livello dell'articolazione lombo-sacrale, il soggetto è in grado di deambulare riducendo sensibilmente la sensazione algica. Questo spiega perché molti cani affetti da displasia assumono la tipica andatura saltellante "a coniglio", caratterizzata dal movimento contemporaneo del bipede posteriore e da un' iperestensione della colonna vertebrale.

Grado A: nessun segno di displasia dell'anca (HD 0 / HD -).
La testa del femore e l'acetabolo sono congruenti. Il bordo craniolaterale appare netto e leggermente arrotondato. Lo spazio articolare risulta netto ed uniforme. L'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 105° o superiore. Quando inoltre il bordo craniolaterale circonda leggermente la testa del femore in direzione laterocaudale, la conformazione articolare viene definita "eccellente" (A1).
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Grado B: articolazione dell'anca quasi normale (HD 1 / HD +/-).
La testa del femore e l'acetabolo appaiono leggermente incongruenti e l'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 105° oppure il centro della testa del femore si trova medialmente al bordo acetabolare dorsale con congruità della testa del femore e dell'acetabolo. 
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Grado C: leggera displasia dell'anca (HD 2 / HD +).
La testa del femore e l'acetabolo appaiono incongruenti, l'angolo acetabolare secondo Norberg è di circa 100° e/o il bordo craniolaterale risulta appiattito. Possono essere presenti irregolarità o segni minori di modificazioni osteoartrosiche a carico del margine acetabolare craniale, caudale o dorsale o della testa e del collo del femore.
gradoc


Grado D: media displasia dell'anca (HD 3 / HD ++).
Incongruità evidente tra la testa del femore e l'acetabolo con sublussazione. L'angolo acetabolare secondo Norberg è superiore a 90°. Saranno presenti un appiattimento del bordo craniolaterale e/o segni di osteoartrosi.
gradod


Grado E: grave displasia dell'anca (HD 4 / HD +++).
Sono presenti modificazioni marcate di tipo displastico delle anche, come lussazione o sublussazione distinta, un angolo acetabolare secondo Norberg inferiore a 90°, un evidente appiattimento del margine acetabolare craniale e deformazione della testa del femore (a forma di fungo o appiattita) o la presenza di altri segni di osteoartrosi.

gradoe

 

La terapia può essere di tipo medico–conservativo, basata cioè sulla somministrazione di antinfiammatori, condroprotettori, agopuntura ecc. mirata a ridurre il dolore oppure di tipo chirurgico.

I procedimenti chirurgici che possono essere eseguiti sono 3:

  1. La protesi d'anca: può essere di diversi materiali (es. ceramica) ed è un intervento che richiede bravura, capacità suprema e un'attrezzatura all'avanguardia; ha un costo molto elevato, prevede un periodo post – operatorio molto lungo e le possibilità di riuscita purtroppo sono molto variabili. Possono verificarsi casi di rigetto ma se l'esito dell'intervento risulta positivo il cane tornerà a vivere una vita più che normale.
  2. Triplice osteotomia del bacino: questo secondo intervento consiste nel ruotare la parte acetabolare del bacino quanto basta per ricoprire la testa del femore. Ciò necessita di un acetabolo in buone condizioni e comunque va eseguito in età precoce, non appena viene scoperta la malattia. Anche in questo caso occorre bravura ed esperienza.
  3. Ostectomia della testa del femore: questo tipo di operazione si prefigge di intervenire sulla testa del femore, asportandola completamente; con il tempo si verrà a formare una nuova articolazione che pur essendo meno funzionale permetterà al cane una vita normale, senza costringerlo a sentir dolore ad ogni passo. Anche questo tipo di intervento va eseguito prima che il cane manifesti un eccessivo calo delle masse muscolari ma i costi sono nettamente inferiori rispetto alle altre operazioni. Il tempo di recupero va dai 2 ai 4 mesi ed i risultati sono più che buoni.

Detto questo, è opportuno ribadire ancora una volta l'importanza genetica di questa malattia: è fondamentale eliminare dalla riproduzione cani displasici, maschi o femmine che siano, ed anche cani sani ma che hanno generato figli malati. In via preventiva, l'importanza della selezione ha un'enorme significato perché ci permette di tenere sotto controllo, per quanto purtroppo possibile, la displasia. Diffidiamo inoltre degli allevamenti che accoppiano troppo spesso consanguinei e pretendiamo che ci venga mostrato l'esito della radiografia di entrambi i genitori del cucciolo che stiamo per acquistare. Non dimentichiamoci infine l'obbligatorietà di far eseguire la lastra a tutti i cani a rischio che dovrebbero essere avviati alla riproduzione o ad attività agonistiche.

Per ogni ulteriore chiarimento:

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Displasia del gomito

La displasia del gomito del cane rappresenta un processo degenerativo articolare di tipo artrosico, evento comune a diverse patologie su base ereditaria che colpiscono questa articolazione: frammentazione del processo coronoideo dell'ulna, mancata unione del processo anconeo dell'ulna, osteocondrosi del condilo mediale dell'omero, anomalie della cartilagine articolare ed incongruenza articolare. Per tutte queste patologie è stato accertato un elevato grado di ereditarietà. L'artrosi del gomito che ne consegue è altamente invalidante per il cane e non sono possibili oggi trattamenti curativi risolutivi.
Il controllo di questa patologia è ottenibile unicamente attraverso la selezione dei riproduttori mediante screening radiologici. Questi consistono in un esame radiografico di entrambi i gomiti effettuato nel cane all'età minima di un anno, in sedazione profonda e valutato da una centrale ufficiale di lettura secondo il protocollo stabilito dall'International Elbow Working Group (IEWG) e dalla Commissione Scientifica della FCI.

CLASSIFICAZIONE I.E.W.G.-F.C.I. DELLA DISPLASIA DEL GOMITO
grado 0
Grado 0
“gomito normale”

Non si riscontrano segni di anormalità

grado 1
Grado I
“artrosi leggera”

È presente una formazione di osteofiti di ampiezza inferiore a 2mm; e/o appare un aumento di sclerosi dell'osso subcondrale nella regione della parte distale dell'incavo trocleare dell'ulna; e/o appare uno scalino evidente tra la testa del radio e la parte caudale dell'incavo trocleare nella proiezione sagittale.

grado 2
Grado II
“artrosi moderata”

E' presente una formazione di osteofiti di ampiezza tra 2 e 5 mm.

grado 3
Grado III
“artrosi grave”

E' presente una formazione di osteofiti di ampiezza superiore a 5 mm; l'evidenza di un processo coronoideo mediale frammentato o di una mancata unione del processo anconeo comportano il grado III° indipendentemente dal grado di artrosi presente; anche i cani sottoposti ad interventi chirurgici per patologie del gomito da sviluppo sono classificati come Grado III°.

 

I segni clinici della displasia del gomito sono i seguenti:
1) zoppia a carico degli arti anteriori
2) dolorabilità all'iperflessione o iperestensione del gomito
3) andatura rigida, incerta, soprattutto se sono colpiti, come spesso accade, entrambi i gomiti.

Per ogni ulteriore chiarimento:

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Tratto da: vedi bibliografia